icendo
una volta il detto frate Giovanni la messa il dì dopo
Ognissanti per tutte l'anime de' morti, secondo che la Chiesa
ha ordinato, offerse con tanto affetto di carità e
con tanta piatà di compassione quello altissimo Sacramento
(che per la sua efficacia l'anime de' morti desiderano sopra
tutti gli altri beni che sopra tutto a loro si possono fare)
ch'egli parea tutto che si struggesse per dolcezza di pietà
e carità fraterna. Per la qual cosa in quella messa
levando divotamente il corpo di Cristo e offerendolo a Dio
Padre e pregandolo che per amore del suo benedetto figliuolo
Gesù Cristo, il quale per ricomperare le anime era
penduto in croce, gli piacesse liberare delle pene del purgatorio
l'anime de' morti da lui create e ricomperate; immantanente
egli vide quasi infinite anime uscire di purgatorio, a modo
che faville di fuoco innumerabili ch'uscissono d'una fornace
accesa, e videle salire in cielo per li meriti della passione
di Cristo, il quale ognindì è offerto per li
vivi e per li morti in quella sacratissima ostia, degna d'essere
adorata in secula seculorum.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.